Je Suis Charlie, libertà di pensiero o libertà di morte?

giovedì 8 gennaio 2015
Il mio rapporto con la Francia non è molto profondo.

Si limita all'aver visto Parigi da turista due volte, troppi anni fa, alle crepes, che non mangio quasi mai ma che gradisco molto, soprattutto se salate, e all'amore per i saponi di Marsiglia e per il Favoloso Mondo di Amelie, che resta uno dei miei film preferiti (così come tante pellicole francesi che ho sempre guardato con occhi da sognatrice).

Ma non ho mai capito nulla di questa lingua e non ho avuto mai occasione di impararla.

Nonostante questo, in un modo o in un altro, con le persone francesi che ho incontrato nella mia vita sono sempre riuscita a comunicare.

Così come con i cinesi, i finlandesi, i greci etc etc.

Non è curioso?
Come non si debba necessariamente parlare la stessa lingua o essere della stessa cultura per poter scambiare e condividere qualcosa?

Perchè alla fine, quando ci togliamo il cappello della nazionalità, la giacca della lingua, la cintura della provenienza, le scarpe delle ideologie e gli occhiali della religione, quando togliamo tutto questo, siamo persone.

E siamo tutte uguali.

O almeno dovremmo esserlo.

Dovremmo essere tutti uguali quando ci svegliamo la mattina.

Giusto?



Però poi penso a questa scena dall'alto, mi sembra di vedere il plastico in miniatura della città di Parigi.
Due persone si svegliano, più o meno alla stessa ora.
Bevono il caffè, fanno colazione.
Si preparano e seguendo strade diverse vanno in direzione dello stesso ufficio.

Una per disegnare, per fare una riunione con i dipendenti, l'altra per fare una strage e interrompere una vita umana.
Molte vite umane.

E in pochi secondi tutto è azzerato.

Qualcuno non farà mai più la pausa pranzo.
Qualcuno avrà un cellulare che squilla a vuoto, con la segreteria telefonica che parte dopo una serie di squilli senza risposta.
Un cellulare pieno di numeri e foto scattate alla cena o al proprio cane, che non servirà più a nessuno.
Qualcuno in poche ore avrà un update sulla sua pagina wikipedia che dice "deceduto".
Qualcuno diventerà un hashtag, una foto viral, un ennesimo argomento per i politici, per riempirsi la bocca, e per la gente, per giocare a "rispondiamo alla violenza con la violenza", o per spalmare razzismo nelle conversazioni come fosse marmellata.

Ma intanto, mentre ci si scanna su chi ha fatto cosa, chi ha ragione o torto, mentre si difende la libertà di pensiero perchè è stata messa a tacere, oppure si difende chi la pensa in maniera totalmente opposta, io mi chiedo dove vadano le persone che non potranno più vivere.
Dove andranno le abitudini che avevano, il saluto che facevano all'edicolante sotto casa e il loro pane con i semi di zucca preferito, che era surgelato a fette nel freezer di casa.

Perchè per me questa è la cosa più scioccante.

E non lo penso solo oggi, a un giorno da questa orrenda tragedia, ma spesso, ogniqualvolta qualcuno decida di rendere cenere una cosa che aveva due gambe e due braccia, che magari si puliva gli occhiali da vista con una salviettina sempre un po' stropicciata, che aveva un appuntamento per il test delle intolleranze alimentari giovedì mattina, e a quell'appuntamento non andrà mai più.

CHI, CHI ha il diritto di scegliere CHI VIVE e CHI MUORE?

14 commenti on "Je Suis Charlie, libertà di pensiero o libertà di morte?"
  1. Agghiacciante...ogni estremizzazione di qualunque cosa, una passione un lavoro una fede anche di un amore porta a qualcosa di distruttivo. E quando sono persone distrutte, non solo le vittime ma le famiglie (?), allora è una tragedia. Non so come si possano uccidere persone vere e concrete inneggiando cose che concrete non sono e che non si sono mai viste. Bellissimo post, forse avresti preferito non scriverlo perchè è pur sempre qualcosa che speriamo non succeda mai.. Ma è bello come il web possa diventare anche qualcosa di serio e meno ""futile"" perchè infondo anche se facciamo finta di niente questo è quello che c'è fuori..

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  2. Infatti.. nessuno-a a diritto di distruggere le vite altrui. Nessuno. In nome di chi? di che cosa poi? Tutte le religioni insegnano l'Amore. Verso se stessi, verso gli altri. Quello che e' successo e' solo violenza gratuita. Bello il blog, Sisty, mi piace. Ti abbraccio. Paola.

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    1. Mi sono accorta, mi sono accorta!!! HA con l'acca. :D di nuovo saluti a tutti.

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  3. Bello e vero quello che hai scritto, penso come all'improvviso per volontà di qualcuno tutto si spegne, anch'io ho pensato a tutto quello che insieme a loro è andato via e non ci sarà più; tutto dovrebbe essere più semplice tra le persone e invece questi meccanismi di odio generano solo distruzione, di sentimenti, di pensieri, di vite.
    Un abbraccio, Maria

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  4. Sono le stesse domande che mi faccio. Davvero la vita di una persona e tutto ciò che la costituisce e rappresenta può finire in un attimo per colpa e pazzia di un altro? Mi risulta difficile crederlo. Per questo spero (e sono certo che sia così) che l'anima continui a vivere, magari trovando nuove routine e nuovi passatempi da qualche altra parte.

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  5. E' terrificante morire in maniera violenta , e x mano di chi, di uno che non conosci alla quale tu non hai fatto niente...... ma è altrettanto terrificante pensare , che purtroppo un giorno nessuno di noi avrà le braccia e le gambe , perchè saremo diventati tutti cenere...

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    1. verissimo.. anche se ho sempre pensato che morire di vecchiaia chiuda un cerchio, mentre morire improvvisamente lasci un eco cosmico terribile..

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  6. Come sempre con meravigliose parole sei riuscita ad esprimere come un racconto,a far vivere come una sceneggiatura una vicenda terribile,lontana dai soliti cliché giornalistici e frasi da social...sarebbe bello poterti leggere su un giornale,tra le firme!

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  7. Anche io penso spesso a dove vada a finire la vita quotidiana di chi se ne va e soprattutto, in casi come questo, le sue idee...

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  8. Bellissime le tue riflessioni,come sempre espresse in maniera poetica...è vero,queste cose,oltre la barbarie della violenza,ci lasciano in sospeso,domande senza risposta,angoscia e tristezza,tutto quello che non fa parte del corso naturale della vita,compresi i lutti e le malattie;appunto il terrorismo e le guerre,le crudeltà delle dittature sono immani tragedie che strappano le vite e violano l'essere umano ;'(

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  9. Io difficilmente ci penso, mi impongo di pensarlo meno possibile. Perché è una domanda a cui non c'é risposta o almeno c'é - perché nessuno ha il diritto di decidere chi ha il diritto di vivere o di morire - ma a quanto pare c'é chi non lo capisce. Sono veramente triste per tutto quello che sta succedendo in questi giorni.
    Bellissime parole cmq, sei capace di parlare al cuore delle persone e questo accade perché sei una persona semplice, umile, piena di idee e di cose da dire.

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  10. Le tue sono le parole più umane che ho letto in questi giorni, semplicemente.

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